Volontari nel settore 118: Pro e Contro

Forse è l’argomento più controverso e discusso nell’ambiente 118. In rete si trova di tutto, dai professionisti dipendenti delle associazioni che guardano male il lavoro dei volontari definendolo di scarsa qualità, ai medici ed infermieri che non riescono a concepire come un semplice volontario possa svolgere un compito cosi delicato. Io cercherò di essere il più imparziale possibile (essendo io un volontario) e esporre i pro e i contro della faccenda.

Direi di cominciare con un po di storia. Le più antiche testimonianze di associazioni di volontariato nel settore sanitario (se cosi si poteva chiamare allora) le troviamo nel XIII secolo, con le confraternite delle misericordie nate a Firenze. Le attività spaziavano dal trasporto dei malati verso gli ospedali della città, alla raccolta di elemosine per maritare fanciulle povere, alla sepoltura dei bisognosi, e ad altre opere di carità. Inutile sottolineare che avevano una forte influenza della Chiesa cattolica. La Croce Rossa Italiana (CRI) nacque  il 15 giugno 1864, ad opera del Comitato Medico Milanese dell’Associazione Medica Italiana per il soccorso ai feriti ed ai malati in guerra. Mentre ANPAs nasce nel 1911 subito dopo l’unità d’Italia, a scopo di aiutare la popolazione che aveva visto ben due guerre mondiali. Nonostante una fondazione piuttosto recente, tante pubbliche assistenze che successivamente hanno aderito alla confederata esistevano già da tempo. Fino al 1990, l’anno dell’istituzione di Servizio Sanitario di Urgenza ed Emergenza Medica (SSUEM), se avevi bisogno di un trasporto da casa all’ospedale, oppure facevi un incidente, dovevi chiamare il numero dell’associazione presente in zona, in quanto il 118 non esisteva ancora.

Tutto questo capitolone per dire cosa? Semplicemente per poter ribadire che per più di 600 anni, il servizio di emergenza fu svolto dai volontari, senza l’impiego di medici ed infermieri.

Detto ciò non vorrei essere frainteso: non voglio assolutamente dire che tutto può essere fatto per mano dei volontari, semplicemente volevo affermare il grande contributo che diedero alla formazione di ciò che oggi chiamiamo 118.

Oggigiorno il servizio d’emergenza è svolto da automediche (con a bordo medico ed infermiere); ambulanze infermieristiche (INDIA: con a bordo l’infermiere e due volontari di livello avanzato); e le cosi dette BLSD (ambulanze con a bordo almeno due soccorritori di livello avanzato) che sono i mezzi più frequenti in assoluto sul territorio.

Tutto questo fa capire che pian piano siamo andati verso la progressiva professionalizzazione del settore (e direi anche per fortuna). I volontari stessi sono passati da non avere alcun tipo di formazione a cominciare con un semplice BLS,  per finire con i corsi completi di BLS, PBLS, SVT, BLS-S, LUCAS ecc.

Ovviamente il fatto di essere dei volontari pone un limite alle competenze che si possono possedere. Oggigiorno una cattiva manovra in caso di trauma, o condurre un mezzo in emergenza comporta delle responsabilità civili e penali. A un volontario non è permesso né misurare la pressione arteriosa, né verificare il valore della glicemia perché entrambe le manovre sono considerate invasive. Per questo la presenza di personale sanitario sul territorio è di primaria importanza.

Le polemiche più frequenti sui volontari sono quelle che riguardano la professionalità dei volontari stessi. Si potrebbero sentire frasi come  Io sono un volontario, nessuno mi paga per farlo. Non posso certo negare che fra volontari ci siano tante persone che non danno la giusta importanza a ciò che fanno. Persone esaltate che vengono solo per sentire il suono della sirena, ma questo non è certo una caratteristica che ci accomuna tutti. La persona che passa 6 giorni su 7 a lavorare e la domenica dedica 6 ore del proprio tempo per prestare servizio sull’ambulanza difficilmente ha questo tipo di atteggiamento. E anche vero che si trova pure quel medico stufo del proprio lavoro, che tratta i pazienti come bestie, ma di questo si parla forse troppo poco..

Un’altra polemica piuttosto frequente è quella riguardante il tempo dedicato al soccorso. Che livello d’esperienza può avere un volontario che fa 4 turni al mese? Oppure, dopo 8 ore lavorative, un volontario che viene a fare il turno di notte, è sicuramente stanco e le sue prestazioni probabilmente lasciano a desiderare. Tutte osservazioni più che valide; tuttavia, se una persona, dopo 8 ore di lavoro, trova la forza e l’entusiasmo di dedicare non poche ore all’attività di volontariato, ritengo che abbia la forza necessaria per poter fare un ottimo lavoro.

Infine vorrei affermare una cosa che per molti è ovvia, ma è sempre bene ribadirla. Un volontario, a differenza di un professionista, fa ciò che fa perché non ne ricava altro che l’appagamento per la propria anima. Lo fa perché si sente utile e prova piacere nell’aiutare chi è in difficoltà e non perché aspetta un assegno a fine mese. Certo non dico che non ci sono medici o dipendenti delle associazioni che non prendono a cuore il proprio lavoro, pero i casi sono molto più rari.

I potenti rammentino che la felicità non nasce dalla ricchezza né dal potere, ma dal piacere di donare.
Fabrizio De André

Ci si potrebbe domandare: Come mai in Italia, a differenza di tutti gli altri Paesi del mondo (anche quelli del terzo mondo), dobbiamo affidare le nostre vite a persone senza competenze professionali nel settore?. Domanda legittima, infatti l’Italia a differenza di tutti i Paesi europei e non solo, è forse l’unica a impiegare i volontari nel settore del 118. In altre nazioni esiste la figura del paramedico che comunque presuppone una sorta di laurea breve. Consideriamo però che i volontari non sono mai i soli a garantire il servizio, ci sono automediche e ambulanze con infermieri che vengono in soccorso nel caso la situazione sia particolarmente grave. Personalmente sarei per l’introduzione anche in Italia della figura professionale del paramedico, ma sarebbe davvero il caso di perdere cosi l’importante retaggio culturale del volontariato? Forse ciò che certi considerano un fatto cosi inaccettabile è ancora uno dei motivi di vanto del nostro Paese?